Wout van Aert (Visma|Lease a Bike): Probabilmente l’aveva messa da tempo nel mirino, questa tappa. Già un anno fa fu fra i protagonisti della prova olimpica, prima che il suo connazionale e all’epoca compagno di squadra Remco Evenepoel si prendesse la scena. Stavolta Evenepoel non c’era e non c’era neanche quel Mathieu Van der Poel con cui mise in scena un duello spettacolare. Sulla sua strada c’è però nientemeno che Tadej Pogačar, che prova fino all’ultimo a staccarlo: stavolta, però, il belga resiste, sfoderando una prestazione maestosa e andando a prendersi, in perfetta solitudine, una vittoria memorabile.
Davide Ballerini (XDS Astana): Tadej Pogačar sfodera i suoi attacchi dinamitardi sulla salita di Montmartre e fra i pochissimi a rispondere, soprattutto nel secondo e nel terzo passaggio c’è lui, nell’ambito di una vera giornata di grazia. Ha la sfortuna di trovarsi fra sé e una vittoria di enorme portata un Van Aert altrettanto enorme, ma la sua prestazione è di quelle che rimangono negli occhi. Peraltro, firma così il miglior momento di tutto il Tour per la sua squadra.
A.S.O. (Organizzazione corsa): Spesso sono il bersaglio di critiche, più o meno fondate, ma questa volta va riconosciuto ai “capi” del Tour di aver avuto un’idea particolarmente centrata. Vero che sono stati spinti verso la soluzione Montmartre dal successo riscosso durante le prove in linea dei Giochi olimpici dell’anno scorso, ma ci voleva una certa dose di coraggio per proporre un finale del genere in una corsa di tre settimane. Anche le decisioni relative alle neutralizzazioni sono state puntuali e impeccabili e così è venuta un’ultima tappa davvero da ricordare.
Julian Alaphilippe (Tudor): È lui, di fatto, ad accendere i fuochi d’artificio nel finale, ma, ed è una scena già vista ormai diverse volte, la sua si rivela una scintilla senza conseguenze. Il bi-iridato, infatti, non riesce a rispondere agli attacchi che avvengono successivamente e che, in pratica, lo tagliano fuori dal discorso vittoria. Speriamo ovviamente di sbagliarci, ma l’impressione è che, per lui, i tempi migliori siano ormai alle spalle.
Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe): Per carità, il suo Tour de France, con tanto di foto-ricordo sul podio finale, rimane eccezionale, così come rimarrà poco comprensibile quell’attacco messo in atto quando la corsa è ancora lontana dai suoi momenti più caldi, nonché più adatti alle sue caratteristiche. Quando poi il gioco si fa duro, lui decide di rialzarsi e di prendersela comoda.
TotalEnergies: Probabilmente già sazia per il notevole posizionamento nella Top 10 finale di Jordan Jegat, la squadra Professional francese non trova il modo di prendersi un altro po’ di spazio in vetrina mettendo almeno un corridore nello spettacolare carosello finale. Tutti infatti si rialzano e si accontentano di portare la bicicletta al traguardo: viste le condizioni delle strade, può anche essere comprensibile, ma rimane una potenziale occasione persa, soprattutto per gli atleti maggiormente portati per percorsi esplosivi.